Dieci muralisti hanno interpretato il concetto del viaggio mettendosi alla prova con gli spazi del MUDEC, tra aspirazioni e visioni distopiche. L’intervista alla curatrice Alice Cosmai.

Luca Barcellona, Zoer, Capo.Bianco, Hitnes, Mazatl, Neethi, Cinta Vidal, Agus Rucula, Aya Tarek, Mohammed L’Ghacham. Sono loro i dieci muralisti (provenienti dall’Italia e dall’estero) che il MUDEC – Museo delle Culture (Via Tortona 56, MM2 Porta Genova) ha voluto coinvolgere nel progetto Dal muralismo alla street art. MUDEC Invasion. L’iniziativa ha trasformato per quattrodici giorni gli spazi museali in un vero e proprio atelier artistico.
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I risultati di questo laboratorio sono visibili fino al 29 giugno 2025 e consistono in dieci murales inediti e site-specific sul tema del viaggio. Il MUDEC diventa, così, il primo museo pubblico in Italia a ospitare la più grande committenza di neomuralismo urbano contemporaneo. Ma la mostra è solo “il primo atto di un programma molto più ampio che coinvolge il MUDEC in questo semestre”, ci racconta la curatrice Alice Cosmai.

Si parte, dunque, dal coinvolgimento di “dieci muralisti e muraliste provenienti da diversi continenti, invitati a venire a Milano per dipingere direttamente sulle pareti del museo”, prosegue Cosmai. “Ciascuno ha esplorato il tema affidato in modo personale, secondo la propria poetica, il proprio linguaggio e la propria tecnica specifica. Ne è nata una mostra immersiva, con opere di grande formato”. Tutti i muri, infatti, si estendono oltre i 30 metri quadrati e “l’unione dei lavori ha dato vita a un’operazione site-specific dedicata a dieci viaggi possibili. Dai quelli immaginari e fantasiosi a quelli reali”.
Ecco, allora “il viaggio nel tempo, il viaggio nello spazio, l’incontro con la complessità degli alfabeti o il viaggio tra la vita e la morte”, spiega la curatrice. Così come “la migrazione degli animali, il viaggio dietro casa, il viaggio di devozione, il souvenir di viaggio e il senso di colpa del viaggiatore moderno nell’epoca del neocapitalismo. Infine il ritorno a casa, nostalgico e basato sul ricordo”.
Dal muralismo open air al museo: una sfida per gli artisti
Nelle sale indoor, gli artisti hanno lavorato su ampie pareti portando al coperto un lavoro che solitamente si svolge all’aperto. “Separare il muralismo dall’ambiente open air è stata una sfida che gli artisti hanno accolto con entusiasmo. Essendo abituati a lavorare in strada, devono sempre confrontarsi con problematiche logistiche, meteorologiche e con l’interazione dei passanti. Lavorare in un museo, invece, ha richiesto una concentrazione diversa, più personale”, osserva Cosmai che ha seguito personalmente tutte le settimane di produzione.
“Gli artisti hanno curato ogni dettaglio in modo molto più minuzioso rispetto ai murales realizzati in strada”, riflette. “Le dimensioni dei muri del museo, per loro, erano relativamente piccole e questo ha permesso un livello di dettaglio lenticolare, con pennellate precise e strumenti quasi microscopici. Sapevano che i loro lavori sarebbero stati protetti e illuminati in modo ottimale, quindi hanno collaborato attivamente anche alla progettazione del percorso espositivo, scegliendo l’ordine e la disposizione delle opere per creare un senso narrativo”.


“Il risultato di questa esperienza è che, togliendo la città dai muri, si valorizza ancora di più la loro capacità pittorica. Qui possiamo osservare diversi stili: dall’effetto acquerello all’incisione, dai muri geometrici costruiti con precisione millimetrica a quelli totalmente pittorici, con pennellate vive. Questa mostra restituisce al pubblico le molte anime del muralismo, un movimento globale con migliaia di interpreti”.
“Abbiamo selezionato dieci artisti per invadere simbolicamente gli spazi del museo, rompendo il concetto del white cube. Più in generale, tutto il MUDEC diventerà una piccola città: ci saranno laboratori di street art, workshop di poster art, stencil e stickering, oltre a un festival di graffiti che vedrà artisti resident per qualche giorno. L’obiettivo è trasformare il museo in un luogo di sperimentazione e contaminazione artistica”.
A completare l’allestimento, ci sono ulteriori due sezioni. “Una stanza dedicata al muralismo di Milano, con una grande mappa che punteggia i murales che il visitatore può poi andare a vedere in città. E una sezione storica che, partendo dal muralismo messicano degli Anni ’30, ripercorre il Novecento per ricordarci che questo linguaggio non è nuovo, ma ha radici profonde”.

Immagini da Ufficio Stampa / In copertina: Mudec Invasion, Zoer / Ph. Carlotta Coppo