Viaggio intimo e sincero nella tormentata anima di uno degli artisti più importanti del XX secolo: Giacometti.

Giacometti, Van Gogh, Frida Kahlo, Caravaggio, Pollock. Sono solo alcuni degli artisti che la settima arte ha omaggiato e celebrato attraverso documentari, biopic o film. Difficile rimanere indifferenti al loro genio creativo ma spesso anche alle loro vite e alle loro personalità, fatte di chiari e scuri, di fragilità e amori intensi.

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Final portrait: il film su Giacometti che racconta il tormento dell’arte

Nel 2018 arrivò nelle sale cinematografiche Final portrait, quinto film che vide Stanley Tucci dietro la macchina da presa e che racconta in parte la vita di Alberto Giacometti (interpretato da uno straordinario Geoffrey Rush).

Giacometti fu uno degli artisti più originali ed influenti del XX secolo. Celebre sopratutto per le sue sculture filiformi ed espressive come L’Homme qui marche, o L’Homme au doigt (quest’ultima entrata nella storia anche per essere stata la scultura con il prezzo più alto mai battuto ad un’asta), si dedicò anche alla pittura e al disegno sempre con un approccio intenso ed introspettivo.

Berlin, Germany – January 11, 2024: Tale Nude Standing III sculpture by Alberto Giacometti in Neue Nationalgalerie (New National Gallery) in Berlin. ph.Shutterstock

Stanley Tucci con asciutta sincerità porta sullo schermo tutto il conflitto interiore dell’artista, durante il suo processo creativo: una costante battaglia tra la ricerca della perfezione e il non riuscire mai a raggiungerla. Per farlo, sceglie un momento preciso – quello legato alla realizzazione di un quadro – e un’opera in particolare di Giacometti. Final portrait non è un biopic su questo straordinario artista, d’altronde il regista non è appassionato di questo genere come ha raccontato in diverse interviste perché «comprimi la vita di qualcuno in un’ora e mezza o due. Alla fine, ne viene fuori un susseguirsi di eventi», ma un viaggio nella sua tormentata anima osservando un arco di tempo circoscritto. Il regista si è focalizzato su due eventi della vita dell’artista collocandoli in un arco temporale di due settimane «per creare un microcosmo che rispecchiasse quello che l’artista era dentro e fuori dal suo studio».

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L’estetica di Giacometti nel film di Stanley Tucci

Un film intimo e riflessivo che non solo consente di scoprire qualcosa di più sull’artista svizzero, ma che offre una profonda riflessione sul significato dell’arte. Mostra come la creazione artistica sia un processo infinito, fatto di dubbi, revisioni. Nonostante Alberto Giacometti sia una figura di successo, lui si percepisce sempre inadeguato, incarnando l’idea che l’arte non sia mai veramente conclusa ma una costante e incessante ricerca.

Se siete appassionati di arte e amanti del maestro dell’esistenzialismo, questo film (disponibile sulla piattaforma Prime Video) è da vedere, perché è un viaggio sincero nella tormentata anima dell’artista e nella riflessione profonda della bellezza dell’imperfezione.

Giacometti interpretato da Geoffrey Rush in Final Portrait
Giacometti interpretato da Geoffrey Rush in Final Portrait. Ph. Ufficio stampa BIM Distribution

Alberto Giacometti: vita e opere

Alberto Giacometti nacque a Borgonovo in Svizzera nel 1901. Cresciuto in un ambiente in cui si respirava l’arte (suo padre era un pittore post-impressionista) si dedicò alla scultura alla pittura e al disegno fin da giovanissimo. Tra le opere di maggior successo, Spoon Woman (1927) nata dalla fascinazione dell’artista per l’arte africana che scoprì tra il 1923 e 1924; Le couple (Homme et Femme) del 1926; Man pointing (1947) un’opera emblema del movimento e della staticità al contempo; The walking man (1960) opera che prende spunto da quella che Roden realizzò nei primi del 1900.

Foto: Ufficio stampa BIM Distribution

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