Dall’8 al 13 aprile, Fiera Milano Rho (Pad. 22-24) si prepara a ospitare La dolce attesa, l’installazione di Paolo Sorrentino per il Salone del Mobile 2025. Il regista premio Oscar, affiancato dalla scenografa Margherita Palli e dal sound designer Max Casacci, trasforma l’attesa – non un semplice intervallo, ma un momento vivo e fertile – in un’esperienza immersiva. Un limbo di emozioni sospese, tra suggestioni visive e un battito misterioso, che invita a ripensare il tempo dell’attendere.
Sorrentino gioca sul confine tra due verbi: aspettare, ansioso e impaziente, e attendere, uno stato lento ma pieno di possibilità. “Con La dolce attesa parliamo dell’attesa di un responso medico. Quel tipo di attesa diventa una sospensione. Rimaniamo appesi. Fermi, tesi, nervosi. E angosciati. E la sala d’attesa, così come è stata concepita fino a oggi, è solo un’amplificazione dell’angoscia. Tra pareti bianche, sedie scomode, monitor che proiettano numeri, impiegati scontrosi, si finisce per accanirsi ossessivamente sullo smartphone”, spiega il regista.
Ripensare l’attesa
“Forse, allora, dovremmo ripensare l’attesa. Ingannarla. Viaggiare e perdersi nel viaggio come in un vago senso di ipnosi. Così, forse, aspettare può diventare meno penoso. Perché diventa altro”, osserva Paolo Sorrentino.
E aggiunge: “La nostra sala d’attesa vuole essere un’altra cosa. Non ti costringe a star fermo, ma ti lascia andare. Un piccolo viaggio, come da bambini, su giostre rassicuranti. Da adulti, i cavallucci sono diventati poltrone come gusci, come ventri materni. Gli impiegati riluttanti sono sostituiti da uomini e donne che ti riconciliano con un’idea di tranquillità. Ti sorridono e sanno regalare una carezza paterna. La vista si concentra su un coacervo di vetri smerigliati che occultano, deformano, l’unico elemento che, se continua a battere, ci allunga la vita. È il cuore. Nascosto, misterioso, eppure lui è lì, a ricordarci che non è ancora finita”.
Con Margherita Palli, veterana di teatri e premi (sei UBU), lo spazio diventa un “piccolo teatro” effimero. “Faccio il set designer, mi occupo di opera lirica, di prosa, mostre ed eventi”, racconta. “ConilmiocollaboratoreMarcoCristiniho l’arrivodi Sorrentino; cosavolevadame,cosadovevofare,un’attesaansiosadel temadasvolgere.Con poche parolemaconun’ideaprecisaciha raccontatola“sua”attesaeci hachiesto dipensare aun luogo chelarendapiùdolceea un caleidoscopio chenascondeun cuore”.
“Quandoèandatovia,hopensatoche dovessi procedere come faccio di solito. Creare la scenografia di uno testo di un’opera lirica; muovermi dentro un edificio effimero con un senso dell’orientamento e attenzione a segni, simboli e significati, rispettando le richieste”, conclude.
Il battito
A dare ritmo a questa attesa è Max Casacci, fondatore dei Subsonica e maestro del suono ambientale. “Una musica senza strumenti musicali che, intonando esclusivamente rumori e canti del mare, suoni delle foreste, respiri del vento e trasparenze di cristallo, si immerge nel battito di un’attesa” descrive Casacci. Il suo tessuto sonoro – un battito sommerso che vibra e si dilata – accompagna il visitatore senza sovrastarlo, trasformando il tempo in un paesaggio acustico.
Dopo collaborazioni come Watermemories con Pistoletto, Casacci porta al Salone un’esperienza che pulsa sotto la superficie, insegnandoci ad ascoltare l’attesa con nuove orecchie. “È un ritmo interiore,” sembra suggerire, che rende il vuoto fertile. L’ingresso è su prenotazione su www.salonemilano.it.