In attesa della mostra a Forte Dei Farmi, Veronica Gaido espone al MIA Photo Fair con Moiré Gellery Milano. La nostra intervista.

La donna non è più oggetto, ma diventa protagonista assoluta. Dal 20 al 23 marzo, Moiré Gallery Milano porta al MIA Photo Fair BNP Paribas (Superstudio Più, Via Tortona 27) Donna Soggetto, un progetto che ribalta il dialogo. Le fotografie di Veronica Gaido, con la serie Aphrodite, e una scultura di Kim De Ruysscher celebrano la figura femminile come centro di narrazione e libertà. A fronte, dunque, di in un mondo in cui il corpo femminile è spesso ridotto a immagine, l’allestimento curato da Ouafa Lotfi Tahoun pone la donna al comando del suo arbitrio. In un doppio confronto: con il mondo esterno e con il suo universo interiore.
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Velarsi o svelarsi? Coprirsi come protezione, scoprirsi per potenza: ogni scelta è un atto di autodeterminazione. “Per il MIA Photo Fair, i dialoghi sono nati in modo spontaneo con Moiré Gallery”, ci racconta Veronica Gaido. “Come me, anche Ouafa ama la bellezza, la sensualità e la rotondità della donna. Entrambe siamo attratte da figure femminili particolari, che evocano un immaginario antico, in particolare quello della mitologia greca”.
Così, il confronto al femminile tra l’artista e la gallerista ha portato alla selezione di “una serie di fotografie vintage stampate su carta giapponese, oltre a quelle esposte sulle pareti con cornici nere. L’ispirazione nasce proprio da questa idea di donna come soggetto e non più come oggetto. Anche se oggi questa distinzione potrebbe sembrare superata, nella realtà è ancora troppo spesso attuale”.
La donna da oggetto a soggetto
“La donna che racconto – prosegue Gaido – è protagonista del suo tempo e delle sue scelte. È presente e assente allo stesso tempo, perché non ha paura di mostrarsi per ciò che è, con le sue fragilità e le sue forze. Dal punto di vista tecnico, lavoro con la lunga esposizione e non ritocco le immagini: lascio spazio all’errore fotografico, ai piccoli difetti. Questo perché la mia ricerca vuole restituire l’accettazione di sé, delle proprie vulnerabilità. Così come la donna ha iniziato ad accettarsi con tutte le sue imperfezioni, anche nelle mie fotografie si riflette questa autenticità”.
Ecco perché “possiamo parlare di donna soggetto, che incarna quella sicurezza a cui si aspira. La donna che interpreto è sicura, ma anche consapevole delle proprie fragilità. Non le nasconde, anzi, le accoglie e le trasforma in forza, avanzando con determinazione nel suo cammino”.
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Simbolicamente, poi, le opere di Gaido dialogano la figura velata Mademoiselle Moiré dell’artista belga Kim De Ruysscher. “È come lo yin e yang, il bianco e il nero. La donna velata, posizionata all’ingresso dello stand per accogliere i visitatori, si contrappone alle mie donne, che invece non hanno paura di mostrarsi. È l’incontro tra energia positiva e negativa, tra opposti che si attraggono. Un dialogo e, allo stesso tempo, un augurio”.
L’incontro con Moiré Gallery Milano
La visione di Veronica Gaido ha trovato l’incastro perfetto con quella di Ouafa Lotfi Tahoun di Moiré Gallery Milano, per la prima volta al MIA Photo Fair. “La mia partecipazione è nata da una combinazione del tutto naturale”, ci racconta la gallerista. “Ci siamo incontrate per lavoro: alcuni miei clienti erano interessati alle opere di Veronica, e da questa richiesta è nato il primo incontro. Da subito abbiamo iniziato a chiacchierare come se fossimo vecchie amiche, con una sintonia immediata”.


“Io stavo organizzando la fiera, avevo già visto le sue collezioni e le sue meravigliose fotografie. Negli ultimi tempi, per puro caso, ho lavorato quasi esclusivamente con artiste donne, senza che fosse una scelta deliberata. Ma tra di noi è nata subito la voglia di creare qualcosa di bello, mettendo in dialogo le sue opere con la mia visione. Così è nato un progetto perfetto per il MIA Photo Fair, un dialogo tra arte e fotografia”, prosegue Ouafa Lotfi Tahoun.
Ed entrando più nel dettaglio, “il tema che abbiamo voluto affrontare è quello della Donna Soggetto. Oggi la donna è emancipata, prende decisioni, lavora, fa carriera. Eppure, in molti ambiti, è ancora vista come un oggetto. Non perché lo scelga lei, ma perché il mondo continua a rappresentarla così. Il messaggio che vogliamo trasmettere è forte: la donna è soggetto, colei che decide, colei che sceglie anche come gestire il proprio corpo”.

“Da qui nasce il contrasto tra i nudi di Veronica e la statua completamente velata di Kim. Il messaggio è chiaro: il mio corpo decido io se denudarlo, coprirlo o scoprirlo”, continua la gallerista. “La scelta della donna su come vivere il proprio corpo, il proprio essere e la propria vita non dovrebbe essere motivo di giudizio. Eppure, ancora oggi, una donna viene criticata se si veste in modo provocante e allo stesso tempo giudicata se sceglie un abbigliamento più coperto o riservato”.
“Con questo progetto vogliamo ribadire un concetto semplice ma ancora troppo spesso ignorato: la donna non è un oggetto, ma un soggetto che sceglie per se stesso, senza dover essere giudicata dal mondo esterno”.
Immagini da Ufficio Stampa Moiré Gallery