Dal 27 marzo al 20 giugno 2025 Bologna racconta il volto umano di Ernesto “Che” Guevara andando oltre l’immagine pubblica del guerrigliero.

Dal 27 marzo, il Museo Civico Archeologico di Bologna ospita CHE GUEVARA tú y todos, mostra che fino al prossimo 30 giugno offre un ritratto autentico e profondo di Ernesto “Che” Guevara. L’esposizione – secondo quanto spiega il Direttore creativo di Simmetrico e Presidente di Alma, Daniele Zambelli –  “si propone di superare l’immagine stereotipata dell’eroe rivoluzionario chiuso nella sua rigidezza per rivelare l’uomo”. E cerca di farlo “attraverso documenti inediti, diari, lettere e registrazioni” da cui “emerge un Che intimo, fragile e determinato, combattuto tra ideali e affetti. La tenerezza e la passione, il dolore e la malinconia che traspaiono dai suoi scritti più personali ribaltano l’immagine del combattente imperturbabile”.

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In mostra oltre 2.000 reperti provenienti dall’archivio UNESCO “Memoria del Mondo” del Centro de Estudios, per raccontare Guevara come padre, amico e marito, oltre che guerrigliero. “Siamo riconoscenti alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO che ha concesso il suo patrocinio” aggiunge Zambelli. Dedicando la mostra a Camilo Guevara, secondogenito del rivoluzionario argentino scomparso nel 2022, “la sua generosità ci ha guidati”.

Che Guevara tú y todos’
Che Guevara tú y todos Allestimento / Immagine da Ufficio Stampa

Il Sindaco Matteo Lepore sottolinea anche come il progetto sia molto atteso “perché capace di raccontare quello che c’è dietro l’icona del rivoluzionario che ha combattuto a costo della propria vita le ingiustizie nel Sud del mondo. E che ha rappresentato la speranza per tante persone in ogni luogo. Questa esposizione […] mostra le pieghe della storia privata di Ernesto Guevara, il tempo dove ha radicato le convinzioni ideali profonde. Ma anche il dolore della rinuncia agli affetti più cari. Un ritratto accurato anche nelle incongruenze, che restituisce pienezza e dimensioni di un uomo sicuramente straordinario, ma allo stesso tempo fragile e figlio del proprio tempo”.

Un viaggio in tre dimensioni

Il percorso, interattivo e multimediale, si sviluppa su tre livelli. La dimensione storica contestualizza il Che nel panorama geopolitico, da Cuba sotto Batista al mondo degli Anni Cinquanta e Sessanta. La dimensione biografica, invece, esplora la sua formazione – dalla bicicletta del primo viaggio in Argentina alla “Poderosa II” con cui attraversò l’America Latina – fino agli incarichi a Cuba post-1959.

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Infine, la dimensione intima che emerge tra diari e lettere. “Qualche tempo fa, […] un giovane leader cubano mi ha invitato a entrare nel suo movimento. Un movimento che era di liberazione armata nella sua terra, e io, naturalmente, ho accettato,” scrive ai genitori nel 1956. Una “linea gialla” segna il passaggio alla consapevolezza, con immagini glamour che si dissolvono in povertà e ingiustizie.

La mostra segue, dunque, il Che nella guerriglia contro Batista, tra scuole rurali e attacchi d’asma, fino alla missione in Congo. “Altre sierras nel mondo reclamano il contributo delle mie modeste forze”, scrive a Fidel Castro. Le lettere alla famiglia rivelano invece il costo personale: “Sacrificare gli affetti per ideali più alti; e pensare che la gente crede di avere a che fare con un robot senz’anima!” (ottobre 1965) mentre Il diario boliviano si chiude così il 7 ottobre 1967: “L’esercito ha dato una strana notizia circa la presenza di 250 uomini a Serrano per impedire la fuga dei circondati, che dicono essere 37”.

Che Guevara intervistato al programma Face of the Nation. 1964©Centro de Estudios Che Guevara
Che Guevara intervistato al programma Face of the Nation. 1964©Centro de Estudios Che Guevara

Il giorno dopo Che Guevara fu catturato, il 9 ucciso.

Installazioni audiovisive e tavoli interattivi amplificano l’esperienza, culminando nell’opera di Michael Murphy, un ritratto del Che che si trasforma nella sua firma.

Camilo Guevara, nel 2017, scriveva: “Il nostro lavoro, più di altri, è interessante perché traccia in maniera trasparente il racconto di una vita iniziata nel modo più comune. E poi divenuta simbolo di un principio d’essere assolutamente singolare. […] È essenziale che il pubblico possa conoscere la vita di un uomo che è immortale, perché è qualcuno che ha ancora molto da insegnare”. Un’eredità che Bologna raccoglie, tra storia e intimità.

Immagini da Ufficio Stampa

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