Valerio Berruti: ‘More than kids’, un viaggio oltre l’infanzia alla Fondazione Ferrero

Dal 4 aprile al 4 luglio, la Fondazione Ferrero di Alba ospita More than kids, personale di Valerio Berruti, curata da Nicolas Ballario e Arturo Galansino. Affreschi, sculture e video-animazioni dell’artista albese si fondono in un racconto che celebra l’infanzia e, per la prima volta, i paesaggi delle Langhe. Anticipando, così, i lavori che da luglio brilleranno a Palazzo Reale a Milano.

Autore della scultura in Piazza Michele Ferrero, Berruti invita a riflettere sulla condizione umana. Into my arms, monumentale opera all’esterno, accoglie i visitatori con un abbraccio simbolico, mentre Insight, nel giardino interno, mostra un bambino contemplativo. Tra le sculture, spiccano More than a child (in alluminio, inedita), Three (parts of) me, Aurora e Nel nome del padre. Gruppo di cinque figure in cemento, vetroresina e terra, come in preghiera.

Valerio Berruti, More Than KidsValerio Berruti, More Than Kids
Foto di Andrea Guermani da Ufficio Stampa

I bassorilievi, come Nel silenzio – tre bambine su terra arsa – e Don’t let me be wrong, affrontano invece il cambiamento climatico, tema caro agli ultimi lavori., con un’anteprima della grande scultura per Palazzo Reale. Dagli affreschi giovanili su juta, come Vocazione, si passa infatti al ciclo inedito Langhe. Si tratta di 18 opere che abbandonano l’infanzia per catturare i paesaggi piemontesi con tratti essenziali, completati dallo sguardo di chi osserva. Mentre Endless love, su carta di riso, celebra gli affetti con un abbraccio infinito tra fratelli.

E ancora, uno spazio dedicato proietta in loop le video-animazioni dal 2004 al 2024, con colonne sonore d’autore: La figlia di Isacco (Biennale 2009, musiche di Paolo Conte), Kizuna (Ryuchi Sakamoto) e La giostra di Nina (Ludovico Einaudi).

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Come evidenzia il curatore Nicolas Ballario “l’arte di Valerio Berruti ha tanti livelli di lettura. Il primo ci parla di un periodo della vita che tutti abbiamo vissuto: l’infanzia è il nostro comun denominatore. È un momento che tutti abbiamo condiviso e con quelle figure Berruti non trascina. Ma convince per poi affrontare in ottica paradigmatica e metaforica i grandi temi della contemporaneità. I soggetti di Berruti non sono mai finiti. Mancano linee, contorni, colori, tratti.

Questo perché contro ogni verità assoluta Berruti permette al visitatore di completare l’opera attraverso il proprio vissuto. Nella consapevolezza che l’arte non può avere un significato univoco, che non può dare risposte ma anzi deve porre domande. E in qualche modo scippare alla banalità della comunicazione di massa il primato del racconto del mondo”, conclude.

Foto di Andrea Guermani da Ufficio Stampa

L’infanzia come metafora

Ho sempre pensato alle mie opere come ad una metafora che va oltre l’immaginario fanciullesco”, racconta l’artista. “Non provo alcun fastidio – anzi – nel sapere che le persone si immedesimino nei miei lavori ripensando alla propria infanzia, un momento felice per molti. Vorrei però riuscire a far passare il messaggio che i miei bambini non siano in realtà tali. Ma semplicemente il tramite più immediato e scevro di particolari per far passare un messaggio. L’assoluta uguaglianza tra gli esseri umani, la necessità di aver cura del mondo in cui stiamo vivendo, la consapevolezza del fatto che tutto è fugace e delicato, proprio come l’infanzia”.

Immagine da Ufficio Stampa Fondazione Ferrero

Valerio Berruti con questa mostra ci invita ad un viaggio intimo all’interno della sua poetica”, spiega Arturo Galansino, co-curatore della mostra e membro del comitato scientifico dell’istituzione albese. “In un mondo che cambia rapidamente, l’arte di Berruti invita a riflettere sulla condizione umana attraverso il linguaggio universale e anticonvenzionale dell’infanzia. Con una poetica sobria e al contempo potente che svela l’essenza di ogni soggetto, Berruti ci stimola a guardare oltre l’apparenza per ritrovare un legame universale. Nel percorso espositivo, infatti, il pubblico è coinvolto in una sorta di esperienza condivisa, in cui l’opera diventa uno spazio aperto in cui la riflessione si intreccia con il vissuto di ciascuno. Ecco perché, anche se raffigura per lo più bambini, l’arte di Valerio Berruti non è un gioco da ragazzi.

Dopo la città piemontese, More than kids approderà a Palazzo Reale (luglio-novembre 2025), per poi tornare ad Alba da ottobre a dicembre con un’installazione nella Chiesa di San Domenico, nel cuore della Fiera del Tartufo 2025. Un’arte che non è “un gioco da ragazzi,” ma un invito a guardare oltre, tra fragilità e speranza.

Immagini da Ufficio Stampa